Riusciremo a vivere il futuro?

Di Jean Toschi Marazzani Visconti

Questo articolo è stato presentato alla Conferenza della Fondazione Alexander Zinoviev, che si
è tenuta a Mosca il 29 ottobre 2019, e pubblicato nel libro con gli estratti della Conferenza.

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Secoli fa, un vecchio saggio cinese aveva formulato un augurio, se non una maledizione, a uno dei primi viaggiatori provenienti da Occidente: Che tu possa vivere in un tempo interessante.

      In questo periodo il mondo sta vivendo un tempo interessante. Assistiamo inermi a una vorticosa accelerazione tecnica, energetica, militare che sembra trascinarci verso un terrificante buco nero. 

Non aveva torto Albert Einstein quando paventava: Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità, il mondo sarà popolato allora da una generazione d’idioti. Tutto questo è successo in meno di settant’anni dalla tragedia della Seconda guerra mondiale.

      Diverse ragioni sono causa d’inquietudine per le popolazioni terrestri. Si agitano per un’insoddisfazione generalizzata, per rigurgiti storici, istanze sovraniste, inquietudine finanziaria. Si sbranano come topi in un contenitore angusto, perché sentono diminuire lo spazio vitale e le possibilità di sopravvivenza. Non riflettono sul rischio di estinzione che dovrebbe unire, invece, nella comune ricerca di una soluzione.

   L’aumento vertiginoso della popolazione terrestre è una delle cause del malessere. Nell’aprile 2019 siamo diventati sette miliardi e settecento mila e si prevede che nel 2100 saremo undici miliardi e duecentomila. Stiamo consumando la terra e l’acqua all’estremo delle possibilità. 

In molte aree africane la desertificazione e le guerre fanno fuggire migliaia di persone verso l’Europa, provocando eccessi razzisti ed estremismi politici. Si può impedire a questa umanità di cercare quella che loro credono una vita migliore? 

     Nel XIV secolo la peste nera aveva decimato la popolazione europea. Questa terribile epidemia avrebbe ispirato alcune leve dei poteri internazionali, perché laboratori speciali starebbero studiando dei virus manipolati in modo da colpire uno specifico gruppo etnico e non altri. Magari un virus democratico che colpisca tutti. Si salveranno soltanto coloro che saranno stati preventivamente vaccinati, questi saranno pochi e scelti opportunamente. E’ un film horror? No, una realtà che si materializza purtroppo nei laboratori delle potenze maggiori.

    Un interessante articolo di Karl Grossman raccontava che Newsweek usciva in luglio 2019 con il titolo il Pentagono potrebbe aver rilasciato zecche manipolate ai fini di guerra che hanno contribuito alla diffusione della malattia di Lyme: Ordinata un’indagine.

(https//www.counterpunch.org/2019/08/14/lymedesease-and-iowarfare) 

   La Camera dei Rappresentanti americana avrebbe richiesto all’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa, un’inchiesta atta a conoscere se il Pentagono avesse comandato degli esperimenti su zecche e altri insetti succhia-sangue quali armi biologiche fra il 1950 e il 1975. 

     Gli esperimenti si sarebbero tenuti in un laboratorio a Plum Island, un’isola vicina a Long Island (New York) e a dieci miglia dalla cittadina di Old Lyme (Connecticut) da cui, curiosamente, la malattia ha preso il nome. A Long Island la malattia si era velocemente propagata. Il New York Time aveva spiegato in un articolo che si trattava di una malattia di origine  batterica, molto infettiva, di rapida diffusione nel mondo, solo inferiore all’AIDS.  La malattia di Lyme produce sintomi gravi fino alla  morte, attacca esseri umani e animali

  Torniamo alla sovrappopolazione. Seri studi indicano che in un futuro prossimo, ci sarà una forte robotizzazione, quindi fabbriche, servizi e quanto siamo abituati a considerare gestione umana, sarà operato da macchine. 

Che fare di tutta quella mano d’opera umana inutile? Miliardi di pensionati forzati si aggirerebbero per il globo senza uno scopo preciso. Si potrebbero trasformare in soldati. Allora, ci vorrebbe un nemico! Una guerra? Non ci siamo già molto vicini?

    Oppure, potrebbero essere impiegati come coloni destinati a conquiste stellari.

Gli Stati Uniti stanno studiando la possibilità di una base lunare come appoggio alla colonizzazione di Marte. La Cina sembra essere interessata alla parte oscura della luna, probabilmente, anche in questo caso, quale supporto per progetti più ambiziosi.

    Una guerra sembrerebbe la soluzione più semplice al problema. Ovviamente  sussiste il rischio che nella foga di vincere le parti in causa esagerino con il nucleare. E allora, poveri tutti noi!

Ormai è decaduto il M.A.D. (Mutual Assured Dammage) che aveva fatto riconsiderare ai presidenti statunitensi e ai dirigenti russi il rischio di una guerra nucleare e consigliato di installare lo storico telefono rosso per comunicazioni dirette in momenti di crisi. Era la prima guerra fredda. Come tutte le cose di una volta, osservava ancora alcune regole Adesso siamo all’inizio di un’altra guerra fredda, più aggressiva e senza regole.

   Il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), firmato nel 1987 da Ronald Reagan et Michail Gorbachev, è stato annullato dagli eredi del primo con l’accusa ai successori del secondo di aver violato l’accordo. I russi si sono ritirati ovviamente dall’accordo. Perciò, via libera ai missili di ogni portata: missili nucleari a raggio intermedio con base a terra, missili da crociera e balistici, capaci di colpire un obiettivo in 6/10 minuti.

      L’Europa è nuovamente coinvolta in una guerra fredda e ritorna a essere lo scacchiere delle operazioni militari statunitensi. Se è vero che oggi vince chi tira il primo colpo, il vecchio Continente è messo male. In particolare Germania e Italia che ospitano le maggiori basi USA e le loro bombe nucleari, sebbene i due Stati abbiano firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare.  

    D’altronde gli Stati europei si sono sottomessi agli USA quando hanno accettato di far parte della NATO nel 1946, e nuovamente, quando hanno confermato il nuovo status della NATO nel 1991 a Roma, poco prima della nascita dell’Europa Unita: hanno tutti votato l’allargamento della NATO, non più scopo difensivo e non più limiti territoriali d’intervento. Gli Stati membri europei saranno obbligati a seguire i venti di guerra soffiati da oltre oceano.

     Questo ha enormemente indebolito una promettente Europa Unita che dopo solo venti anni di vita sembra disgregarsi, tenuta insieme dal collante finanziario dell’euro.

     Peccato! L’Europa avrebbe potuto essere una quarta potenza equilibratrice, ancora più forte se avesse aperto alla Russia che per storia, cultura e tradizioni comuni appartiene all’Europa.

     Hans M. Kristensen, direttore del Progetto nucleare e informazione con la Federazione degli scienziati americani ha scritto un articolo in Nuclear Notebook,  pubblicato sul Bulletin degli scienziati atomici. La rubrica di questo numero esamina l’arsenale nucleare statunitense, che è rimasto approssimativamente invariato nell’ultimo anno, il Dipartimento della Difesa ha mantenuto una scorta stimata in quasi 3.800 testate di cui circa 1.300 sono montate su missili balistici, 300 in basi strategiche di bombardieri negli Stati Uniti, altre 150 bombe tattiche sono schierate nelle basi europee. 

 Se a queste bombe si aggiunge il potenziale nucleare di Russia, Cina e altre potenze, si ha l’impressione di vivere sull’orlo di una catastrofe. Infatti, l’orologio dell’Apocalisse, immaginato nel 1947 dalla Federazione degli scienziati atomici per scandire il tempo dell’umanità prima della distruzione totale, segna due minuti a mezzanotte: l’Armagheddon

     Ovviamente i media non informano il pubblico di questo enorme pericolo che minaccia la terra e l’umanità. Meglio lasciare le popolazioni alla loro vita normale e alle piccole beghe quotidiane. Però, un serio malessere inizia a serpeggiare, sempre meno europei credono in un futuro.  

      Non è tutto! Si apre un nuovo capitolo nella storia delle armi sofisticate, una visione da guerre stellari: il cambio dalle armi cinetiche a quelle a energia diretta. Non più le vecchie pallottole, ma impulsi elettromagnetici, onde di calore, cyber armi e altre fantascientifiche diavolerie che avevamo visto solo nei film di pura fantasia. Oggi sono una realtà. Avremo a che fare con droni miniaturizzati dagli usi più diversi, altro che gli insetti di Plum Island, ci saranno killer a comando o trasportatori di miniature nuke, untori di epidemie o più semplicemente zanzare spia (Manlio Dinucci, Guerra Nucleare, il giorno prima. Zambon Verlag, Francoforte 2017)

    Incredibile è lo sviluppo dei sistemi spaziali e degli aerei robotici creati per impedire l’installazione di armi nello spazio o per distruggere i satelliti per le comunicazioni degli avversari. Sarebbe entusiasmante, se non prevedesse un sistema di vita ancora più suddito di un potere capace di controllo dallo spazio e cyberspazio. 

   Il clima è un’altra ragione di preoccupazione. In settanta anni siamo riusciti a rovinare anche la natura in questa corsa tecnologica senza freno. Abbiamo inquinato i mari. Enormi isole di plastica galleggiano sugli oceani. Plastica viene ritrovata nel ventre di balene e pesci. Siamo riusciti a intervenire nell’equilibrio biologico della natura. Molte razze sono in estinzione per mancanza di cibo o acqua. La foresta pluviale amazzonica, il grande polmone di ossigeno della terra, viene tagliata per far posto a coltivazioni intensive o incendiata per scopi economici; brucia anche l’Australia per il calore, la siccità e la stupidità umana.

    La natura cerca ogni tanto di scuotere dalla superficie tutti questi insetti umani con terremoti o uragani, anche in zone che non avevano mai conosciuto climi monsonici.

     Gli esperti chiedono a gran voce che si faccia qualcosa, ma, ovviamente, gli interessi finanziari sono tali che le loro richieste sono prese in considerazione solo se indispensabili. 

     Per combattere l’inquinamento da emissione di CO2, diossido di carbonio e soprattutto da sorgenti di carburante fossile, si è iniziato a produrre auto elettriche ed energia pulita sulla spinta della Green Economy, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti dove cresce grandemente la domanda ecologica. Le grandi pale eoliche, i pannelli solari, i motori elettrici iniziano a conquistare i mercati. Un’ottima notizia! Però!!! C’è un problema. Per far funzionare le turbine eoliche, le batterie dei motori elettrici e dei cellulari più avanzati è necessario un materiale che sta diventando più prezioso del petrolio. Si tratta del Neodimio (Nd) uno dei 17 componenti delle Terre Rare. Questo materiale non si presenta in filoni o giacimenti, ma mescolato ad altri componenti delle Terre Rare. La sua estrazione non si può definire ecologica. Per ottenere quantitativi industriali delle Terre Rare (REE) sono scavati vasti territori, che vengono avvelenati dalla presenza di sostanze radioattive contenute nelle terre stesse. Il suolo viene trattato con acidi per separare l’Nd dagli altri componenti dispersi nel terreno. Nel processo di produzione una grande quantità di inquinanti sono  scaricati nell’aria. Questi inquinanti vengono respirati nelle zone a decine di chilometri dagli impianti e gli abitanti si ammalano con disturbi simili all’avvelenamento nucleare. Tonnellate d’acqua servono per lavare il metallo producendo un fango tossico. In Mongolia, presso Batou, nel bacino di decantazione dei fanghi di risulta, largo 10 chilometri e profondo 300 metri, vengono pompati circa 7 milioni di tonnellate di sterili di miniera ogni anno, facendo crescere il lago tossico di 1 metro all’anno.

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La Cina detiene il 36% delle riserve mondiali. Gli Stati Uniti sono secondi con il 13% di riserve di Nd e il medesimo tasso di inquinamento nell’estrazione. Inutile dire che il Neodomio è fonte di super profitti.

     Come possiamo salvarci? Siamo nella posizione del gatto che si morde la coda. Ogni soluzione positiva contiene in sé una soluzione distruttiva. Cosa possiamo fare per riportare il pianeta e la nostra vita a una realtà meno pericolosa?

Un giorno sarà forse la natura a rimettere le cose a posto con una straordinaria catastrofe naturale, che ci porterà indietro di cento anni e ci darà la possibilità di ricominciare con maggior saggezza e rispetto per la natura e gli uomini.

     Ogni tanto, però arriva una buona notizia. Il 20 agosto 2019, i media annunciavano che 181 importanti società statunitensi hanno deciso un drastico cambio di politica: non più profitto esasperato, ma attenzione alla condizione di lavoro degli impiegati, all’uguaglianza di genere e soprattutto al clima. Questo significa impiego di macchinari o processi lavorativi non inquinanti. Queste compagnie fanno parte della Business Round Table, fra loro nomi come J.P.Morgan, At-T, Apple. Questi colossi impiegano circa quindici milioni di persone. Secondo queste società attraverso questa nuova politica aziendale otterrebbero una massimizzazione del profitto. Un buon inizio per un cambio totale che porti finalmente a un maggior rispetto della natura e degli uomini. Sempre che non sia solo una campagna d’immagine!

     Vorrei però terminare questo testo con un pensiero positivo. 

Viviamo su un pianeta stupendo, dove la bellezza naturale e quella storica, l’arte, la musica, il pensiero sono stati straordinari, come tutti gli esseri umani che nel tempo hanno collaborato a creare questa magnificenza.

Questi uomini e queste donne hanno lasciato un’eredità che è stata senz’altro raccolta. Io spero che da questi eredi venga la salvezza del nostro pianeta.

Dopotutto, come ha scritto Fyodor Dostoievsky nel suo capolavoro l’Idiota: 

La bellezza salverà il mondo.